r o b e r t o g i a n n a r e l l i
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Sandra e Graziella dividono un piccolo appartamento nel centro di Roma. Sandra lavora saltuariamente per la televisione mentre Graziella, giovincella appena arrivata dalla provincia, sogna di diventare giornalista. La situazione si complica quando arriva Carola che si unisce alle due amiche e, soprattutto, dalla presenza di Fabrizio che scatena le gelosie, i rancori e le frustrazioni di tutte le ragazze. Articolo di Maria Pia Fusco da La Repubblica: Quattro donne piene di aspirazioni e di amarezze, allegramente disperate: sono Sandra, Graziella, Carola, Diana, le protagoniste di Centro storico, il film ora in montaggio, dalla commedia ' Coabitazione' , regia di Roberto Giannarelli, uno dei ' ragazzi' del progetto Piazza Navona, autore dell' episodio Amore a cinque stelle con Castellitto e la Melato. Sandra, Giuliana De Sio, è una che da sei anni, da quando riuscì a fare un film con l' articolo 28, sogna l' occasione che la svelerà grande regista e intanto tira avanti con qualche programmino per il Dse della Rai. E' lei l' affittuaria del monolocale soppalcato, con finestra sul cortiletto romano, minuscolo, ma talmente caro che è costretta a subaffittare a Graziella, Amanda Sandrelli, una ragazza vivace e vitale che cala dalla Toscana per fare la giornalista ed ha rimediato il contratto per una sostituzione estiva. A dividere lo spazio già ristretto arriva Carola, Serena Grandi, aspirante attrice, che chiede ospitalità perché non sopporta i gatti della dirimpettaia di pianerottolo, Diana, Sabrina Ferilli, impiegata statale, a prima vista la più ' normale' , in realtà molto inquieta, attratta da esoterici richiami. Se non bastasse, capita in casa una certa Ramona, una fotografa sudamericana di 130 chili, disoccupata e senza punti di appoggio. Si può fare una commedia con le disperazioni? Dice Giannarelli: "Io vengo dalla scuola di Age e Scarpelli e credo nella commedia amara, che parla della realtà. Ciascuna delle protagoniste aspira ad un' occupazione creativa, sogna di fare qualcosa che non fa. Il tema di un rapporto malato con il proprio lavoro mi sembra importante oggi. Lo sento come problema della mia generazione, dai 25 ai 35 anni, in questo momento, in questa Italia. In qualche modo la storia è un po' autobiografica, perché parla di tanta gente che vedo intorno a me. I personaggi sono tutti vittime di questa società, in cui tutto è apparenza, in cui bisogna diventare qualcuno e avere successo, bisogna avere qualcosa da dire e andarlo a dire alla tv. Una società in cui non sei uno scrittore se non vai da Costanzo". Il rapporto malato con il lavoro, secondo il regista, "sembra qualcosa di esterno, invece condiziona tutti gli aspetti della vita, anche quello privato, sentimentale. Nel film c' è Fabrizio, Blas Roca Rey, un ragazzo che ha fatto il Centro Sperimentale, raccomandatissimo, per il quale i genitori hanno grandi ambizioni, ma che non ha nessuna idea chiara, un disperato anche lui. La sua presenza potrebbe significare un rapporto d' amore per qualcuna delle donne, ma non funziona. Sono tutti troppo presi dalle proprie frustrazioni per concedersi ai sentimenti". Il titolo è stato scelto per sottolineare l' importanza, per chi viene da fuori Roma con ambizioni intellettuali-artistiche, di trovare una casa, una stanza, un buco, in quello spazio compreso nel quadrilatero Trastevere, Navona, Monti, piazza del Popolo, come fosse un punto di arrivo. "I miei personaggi sono stretti in un piccolo ambiente di questo già ristretto pezzo di Roma. Ci sono state le difficoltà di superare l' impianto teatrale della storia e mi hanno aiutato i movimenti di macchina e un direttore della fotografia come Blasco Giurato. E la recitazione. Io amo le storie scritte per gli attori, non saprei fare film con gente dalla strada. Però ho avuto il vantaggio di avere i personaggi tutti chiusi in uno spazio e di poterne analizzare comportamenti e psicologie, come fossero topolini di laboratorio". Anche se ciascuna reagirà a suo modo, nessuna delle donne dopo aver vissuto le stagioni di Centro storico che copre l' arco dall' estate all' inverno, finisce con il ' visse felice e contenta' . "La più consapevole e cinica è la donna di Giuliana De Sio, per la quale forse il finale è più disperato. L' aspirante attrice di Serena Grandi ha la forza della semplicità, dell' assenza di cultura, e anche se finirà a fare spot pubblicitari o la valletta in tv, è protetta dal velo della sua sagace ignoranza. Predestinata a perdere più delle altre è la ragazza di Amanda Sandrelli, la più ingenua e la più entusiasta. Eppure, anche ragazza di Amanda Sandrelli, la più ingenua e la più entusiasta. Eppure, anche se si intuisce che tornerà in Toscana giornalista sconfitta, si sente che non perderà la sua fiducia nel futuro, mentre le altre l' hanno persa. Personalmente il personaggio di Amanda è quello che sento più vicino: anch' io credo che non bisogna mai perdere la speranza di cambiare qualcosa nella propria vita e nella realtà". Giannarelli, pur consapevole che "le possibilità di esordio sono scarse per chi come me non ha padrini", con Centro storico un' occasione l' ha avuta. Gliel' ha offerta Franco Committeri che aveva comprato i diritti della commedia Coabitazione di Luciana Luppi, così come aveva fatto con Piccoli equivoci, dando a Ricky Tognazzi la prima opportunità di rivelarsi buon regista. "Abbiamo lavorato molto prima di arrivare a una sceneggiatura definitiva, alla quale ha collaborato Ludovica Marineo, un' altra giovane autrice che ha vinto il Solinas con Stelle cadenti. Credo nei giovani, come credo nelle possibilità di un certo teatro di oggi pieno di idee legate alla realtà. E secondo me Centro storico è molto più consistente rispetto a Piccoli equivoci, che toccava un tema più sofisticato e limitato ad un ambiente. Abbiamo cambiato il titolo per questo, perché Coabitazione indicava una costrizione nello spazio, mentre così il significato si allarga a uno status symbol, che tocca molti strati", dice Committeri. Per lui il teatro ha il vantaggio di storie "in un ambiente unico o comunque in pochi ambienti. E per il cinema indipendente il contenimento dei costi è essenziale". Costato un miliardo e 300 milioni, Centro storico è stato prodotto dalla Massfilm di Committeri (con Scarpelli, Scola e gli eredi Maccari) con la Clesi di Silvio Clementelli. E' una tipica collaborazione di quel consorzio, di cui Committeri e Clementelli fanno parte con la maggior parte dei produttori indipendenti, che per ora non ha un regolamento, ma unisce quanti "hanno voglia di continuare a produrre per amore del cinema, ttando i rischi di un film senza cercare ombrelli televisivi". di MARIA PIA FUSCO
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